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L’Inflazione USA raggiunge il valore del 6,8% annuo

L’Inflazione USA raggiunge il valore del 6,8% annuo: quali saranno le decisioni di politica monetaria della FED? Il 14 e 15 Dicembre saranno giornate molto importanti per i mercati, potenzialmente capaci di influenzare le sorti del ciclo di mercato del prossimo biennio.

Jerome Powell, Presidente della Federal Reserve, ha finalmente ammesso, il 30 Novembre 2021, che l’inflazione non è più da considerarsi un fenomeno transitorio, ma strutturale, con conseguenze sui prezzi di lungo periodo. Nel frattempo i dati sul CPI (Y/Y), pubblicati giovedì scorso, hanno mostrato il raggiungimento di un livello storico (il più alto dal 1982): 6,8%, oltre le previsioni degli analisti, con un incremento mese su mese dello 0,8% (rispetto allo 0,5% previsto) e l’IPC di base, che esclude i prezzi di cibo ed energia, ha guadagnato lo 0,5% su base mensile e il 4,9% su base annua che costituisce l’aumento più netto dal 1991. In tale quadro macro, la prossima settimana sarà di fondamentale importanza per comprendere quali saranno le scelte di politica monetaria, in particolare ci si chiede se ci sarà una accelerazione nel tapering (tightening) e nel rialzo dei tassi d’interesse. Ecco i punti chiave:

  • La Federal Reserve terrà la sua riunione di due giorni il 14 e 15 dicembre. La banca centrale dovrebbe discutere di accelerare la fine del suo programma di acquisto di obbligazioni.
  • Se la Fed decidesse di ridurre più rapidamente i suoi acquisti di obbligazioni, potrebbe anche iniziare ad aumentare più rapidamente i tassi di interesse.
  • Ci sono, inoltre, alcuni dati importanti previsti per la prossima settimana, inclusa l’inflazione dei prezzi alla produzione martedì e la produzione industriale che sarà pubblicata giovedì.

La Federal Reserve potrebbe quindi decidere di accelerare la fine del suo programma di acquisto di obbligazioni ed individuare il 2022 quale “dies a quo” per iniziare ad aumentare i tassi di interesse nel 2022.

 

Ciò è già ampiamente previsto dagli investitori, in vista della riunione della Fed di martedì e mercoledì. Gli analisti, infatti, non si aspettano particolari reazioni del mercato, il quale graficamente già sconta da mesi tale eventualità (vedasi dollar index, rendimento obbligazionario e correzione del mercato e delle cripto) a meno che il messaggio della banca centrale non includa una sorpresa (ad esempio a causa dall’aggravarsi della situazione pandemica a seguito della variante Omicron) con un aumento dei tassi di interesse meno aggressivo del previsto.

Nella medesima testimonianza del 30 novembre scorso in Senato, il presidente della Federal Reserve Jerome Powell, parlando appunto di inflazione oramai strutturale, ha comunque già preparato i mercati avvertendo che la banca centrale avrebbe discusso di accelerare il tapering dei suoi acquisti di obbligazioni mensili da $120 miliardi, alle riunioni di dicembre. I suoi commenti sono stati seguiti da una serie d’interventi pubblici da parte dei membri della Fed, che hanno già fatto trapelare che la banca centrale potrebbe terminare il programma prima dell’attuale calendario (giugno 2022). Tra l’altro, la scorsa settimana, le azioni hanno ripreso a risalire verso i massimi dopo che è divenuto palese che è improbabile che la variante omicron di Covid provochi un arresto dell’economia. Pfizer e BioNTech, ad esempio, hanno tranquillizzato gli investitori annunciando che uno studio ha rivelato che tre dosi del loro vaccino forniscono un alto livello di protezione contro la variante.

Gli analisti si aspettano quindi due rialzi dei tassi di un quarto di punto l’anno prossimo, con il primo a giugno. L’anno successivo, la Fed potrebbe aumentare i tassi di interesse altre quattro volte, ma comunque in una fetta compresa tra i 250 ed i 300 punti base (un punto base corrisponde allo 0,01%).

In conclusione e in estrema sintesi in base ai dati in nostro possesso ad oggi:

La prossima settimana sarà fondamentale per i mercati finanziari. In particolare, nella giornata di mercoledì, alle ore 14.00, la banca centrale dovrebbe rilasciare le sue proiezioni trimestrali per l’economia, l’inflazione e i tassi di interesse. Powell informerà i giornalisti alle 14:30 con la consueta conferenza stampa.

Nella precedente riunione di novembre, la Fed ha annunciato che avrebbe ridotto i suoi 120 miliardi di dollari di acquisti mensili di obbligazioni ad un ritmo di 15 miliardi di dollari al mese. Se tale processo dovesse accelerare, il Quantitative Easing potrebbe finire entro marzo. Ricordiamo che tale programma di acquisti, è stato avviato all’inizio del 2020 per aiutare l’economia e i mercati finanziari a combattere l’impatto della pandemia. La Fed ha anche rapidamente ridotto a zero il tasso target sui fondi federali.

Inoltre, nella sua ultima previsione, il grafico previsionale sull’inflazione della Fed mostrava che la metà dei funzionari della Fed si aspettava uno o due aumenti dei tassi l’anno prossimo, ma non vi era unanime consenso. Era previsto infatti un primo aumento dei tassi d’interesse dal 2023 ma i recenti dati avvalorano la possibilità che possa avvenire in anticipo, già nell’anno 2022.

Tra l’altro ricordiamo, come già indicato, che lo stesso Powell ha riconosciuto, durante la sua recente testimonianza, che l’inflazione potrebbe essere un problema più grave di quanto pensasse la banca centrale e che non è più possibile considerare l’inflazione come “transitoria” o temporanea. In effetti, l’indice dei prezzi al consumo di novembre è salito al suo tasso più veloce in quasi 40 anni.

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