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Bitcoin e governi a confronto: cresce l’interesse per una riserva nazionale in criptomoneta

Ban o regolamentazione? Mentre gli Stati continuano a dividersi sul Bitcoin, le riserve detenute dai governi sono in rapido aumento, e in America e in Russia si inizia a parlare di riserve auree da sostituire, parzialmente, con il Bitcoin.

Ogni giorno siamo letteralmente presi d’assalto da informazioni di ogni genere sul mondo delle criptovalute, che spesso si rivelano “rumore di fondo” o semplicemente “FUD” per spaventare il piccolo investitore a favore dei grandi operatori del settore, ai quali, recentemente, si sono aggiunti anche gli Stati nazionali.

Lo scontro NATO-Russia per la questione Ucraina, non si esaurisce ad invasioni militari e guerriglia ma il vero scontro si sta svolgendo sul lato economico e cyber. Tra questi possiamo aggiungere anche il possesso del Bitcoin.

E’ oramai risaputo che gli USA siano “cripto friendly” e molte società americane e canadesi (più che altro per motivi fiscali!) siano le prime ad accumulare, oramai da tempo, il Bitcoin, ma a queste si sta aggiungendo anche lo stesso Stato, sfruttando, in particolare, i vari sequestri operati nell’ultimo decennio a seguito di violazioni di alcune norme. Così come avvenuto in Cina.

La vera novità, con lo sdoganamento da parte di El Salvador che ha riconosciuto il Bitcoin quale moneta legale (settembre 2021), è il fatto che stia divenendo sempre più pressante la proposta di creare delle riserve governative in Bitcoin (https://cryptonomist.ch/2021/09/28/masters-governo-usa-deve-creare-una-riserva-in-btc/).

La Russia non è da meno, e nel giro di 3 soli mesi, è passata dal considerare la Russia quale rifugio per i miners in fuga dalla Cina (grazie anche all’utilizzo dei gas di scarto per produrre energia), dal parlare di Ban su proposta della Banca Centrale Russa, al considerare la necessità di regolamentare il settore e di creare una riserva in Bitcoin presso la stessa Banca Centrale.

 “La Banca Centrale vuole vietare le criptovalute, sostenendo che ciò crea rischi, principalmente per i cittadini e che potrebbe “infettare” le istituzioni finanziarie, le banche e creare un mercato parallelo non propriamente regolamentato. Forse non è chiaro che provare a vietare le criptovalute equivale a vietare Internet, il che è impossibile.” Anton Siluanov, Ministro delle Finanze Russo

Ma c’è di più: il bitcoin non sta solo divenendo bene immateriale raro da contendere, ma anche strumento per finanziarie il conflitto. E anche in questo campo, ancora una volta, i due rivali principali vedono contendersi sul campo di battaglia.

“il fronte della contesa si è spostato anche nel mondo della criptofinanza. Le due nazioni hanno visioni contrapposte sul futuro del Bitcoin. Da asset sostanzialmente speculativo, le criptovalute sono diventate un metodo di finanziamento – agile e al tempo stesso difficile da sottoporre a controlli delle autorità monetarie internazionali – per le spese militari dell’Ucraina, che sulla carta parte svantaggiata: poco più di sei miliardi di dollari investiti nella Difesa. Contro gli oltre sessanta russi.

Così Kiev punta anche sul mondo delle valute crittografate per finanziare le proprie forze militari.” (https://www.huffingtonpost.it/dossier/fintech/2022/02/15/news/la_guerra_tra_ucraina_e_russia_e_gia_scoppiata_a_colpi_di_bitcoin-8745830/)

Insomma, esistono solo 21 mln di Bitcoin, dei quali 19.000.000 già minati, ovvero oltre il 90%. Mentre le sue funzioni e potenzialità sono ancora agli inizi: ci si sente come con l’arrivo di internet negli anni ’90.

Ma, in conclusione, chi sono i maggiori detentori di Bitcoin? Fonte artable.com (https://airtable.com/shrilrTPv9Mri19Ai/tblvgFgzcxF0FqKOR?backgroundColor=gray&viewControls=on)

A parte El Salvador e i fondi privati, è difficile conoscere il valore esatto dei Bitcoin detenuti dai governi, in quanto spesso depositati in conti non direttamente collegati. Dalle fonti aperte sappiamo però che:

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