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Cosa aspettarsi dopo gennaio 2022?

L’investitore retail tra lo spauracchio della stagflazione, lo shock dei tassi e l’attuale correzione del mercato.

I mercati globali sembrano essere sull’orlo di un mercato orso. Appurato che il 2022 scatenerà uno “shock dei tassi” che colpirà le aziende più indebitate, cerchiamo di capire cosa sta accadendo, declinando i vari scenari sulla base delle informazioni rilasciate dalle principali Banche Centrali (Fed e BCE), sui dati dell’inflazione (7% negli Usa e 5% in Europa e Regno Unito), sull’indebitamento delle principali economie e coniugandole con il nemico numero uno, la stagflazione. Occorre, sulla base di tali informazioni, capire quali potrebbero essere le strategie adeguate per non farsi trovare impreparati dai movimenti di mercato.

Per stagflazione si intende quella fase del ciclo economico caratterizzata da stagnazione e inflazione, ovvero da un marcato rallentamento dell’attività produttiva accompagnato dall’inflazione, che la nostra economia ha conosciuto negli anni ‘70.

L’inflazione è un problema economico e politico. Dopo un decennio di disperazione delle Banche Centrali per aumentarla e portarla “vicina ma non sopra al 2%”, e dopo aver finalmente ottenuto ciò che volevano, le stesse sono intrappolate tra folli aumenti dei prezzi del petrolio e delle materie prime, strozzature nelle catene di approvvigionamento (con i prezzi dei noli cinesi ai massimi storici) e mercato del lavoro con elevata occupazione.

Seppure in un simile contesto di alta inflazione il cosiddetto “cash is trash” (il contante è spazzatura) sembrerebbe la migliore strategia, è bene ricordare che dal 1966 al 1981 la liquidità ha sovraperformato le azioni e il credito 8 anni su 16. Mentre sta arrivando un forte inasprimento monetario, l’inflazione è già realtà, e storicamente precede sempre le recessioni. Basti pensare a quella di fine anni ’60, preceduta dall’inflazione dei prezzi al consumo, allo shock dei petroliferi nel 1973/4, al 2001, con l’esplosione della bolla tecnologica e infine al 2008, con la bolla immobiliare.

Le recessioni hanno forti ripercussioni sui mercati anche se stavolta a farne le spese potrebbero essere i consumatori che affrontano un’inflazione annualizzata del 9% (cibo 23% su base annua, riscaldamento 50%, affitti 13%, prezzi delle case 18%) e guadagni reali in calo del 2,4%.

In un simile contesto e mentre la spallata dell’inflazione sta per colpire i consumatori, abbiamo assistito al crollo delle Small Cap (proprio quelle aziende che hanno registrato maggiori rialzi nel 2020 grazie all’inondazione di dollari) poiché sono effettivamente più deboli rispetto alla resilienza delle grandi aziende “value” e scontano sul prezzo gli effetti della prevista recessione.

Come noto il mercato sconta tutto e nel breve periodo la rinnovata politica rialzista della FED per contrastare l’inflazione è già stata inglobata nei prezzi con la correzione di gennaio e fino alla prossima riunione del FOMC, prevista per il prossimo marzo, gli indici dovrebbero mantenere un atteggiamento attendista e laterale.Al contrario, nel medio periodo la stagflazione dovrebbe premiare posizioni long su titoli di alta qualità (escludendo solo per il momento i tech), oltreché titoli difensivi su condizioni finanziarie più restrittive e pertanto petrolio, energia, asset reali e finanziari value.

In ogni caso, per affrontare qualsiasi fase di mercato, oltre allo studio della situazione macroeconomica, politica e tecnica, è bene predisporre un proprio piano di investimenti preparandosi ad un 2022 molto volatile e soggetto a tensioni inflazionistiche senza più la protezione della FED e della BCE.

L’euforia della bullrun 2020 si è temporaneamente dissolta, soprattutto nell’investitore retail che più di qualsiasi attore del mercato è soggetto a pressioni psicologiche dovute ad errate aspettative, ma i mercati non sono finiti, né con la bolla delle dotcom, né con il fallimento di Lehman Brothers e non finiranno con le attuali problematiche inflazionistiche.

Più semplicemente, assisteremo ad una fase complessa, nella quale la scelta del settore e dell’azienda dove investire rivestiranno un ruolo ben più importante di due anni fa.

 

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