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Riflessioni su titoli azionari, materie prime e geopolitica

Nell’attuale momento storico, con trilioni di dollari che hanno invaso il mercato, l’inflazione alle stelle e gli indici azionari in correzione per il rialzo dei tassi decisi dalla Federal Reserve, una volta tanto falco rispetto alla BCE, il rischio è di cedere all’impulso di comprare “molto di tutto”. A discapito di operazioni più selettive, meditate e strategiche.

Analizzando storicamente i periodi inflazionistici se avessimo del capitale di rischio da dover allocare dovremmo puntare l’attenzione sulle materie prime, per il semplice fatto che quando le cose vanno male, l’inflazione sale e si è molto indebitati come le economie occidentali qualcosa deve aumentare di prezzo, e di solito si tratta di risorse reali che sono l’unico bene ancora a buon mercato.

Ma anche parlando di materie prime vanno fatti i dovuti distinguo concentrandosi ad analizzare lo storico dei prezzi, la situazione macroeconomica e geopolitica, il grafico e la forza relativa dell’ultimo periodo.

Il mercato delle materie prime, soprattutto per un investitore alle prime armi è, se vogliamo, ancor più complesso del mercato azionario e pertanto individuare il corretto strumento finanziario può rivelarsi difficile e proprio per questo sarebbe opportuno concentrarsi su ETF e indici sulle materie prime che replicano l’andamento di un paniere di singoli strumenti.

Tra le materie prime andrebbero analizzate quelle che possono godere di un trend favorevole e pertanto in questa fase sarebbe opportuno evitare quelle che hanno registrato forti rialzi a causa di ciò che sta accadendo riguardo la tecnologia, i veicoli elettrici e l’elettrificazione del mondo e sono attualmente molto forti e sui massimi storici mentre occasioni favorevoli potrebbero registrarsi su energia e agricoltura che sembrano avere ancora ampi margini di crescita.

Sulle nazioni da considerare per un investimento e su cui porre l’attenzione per programmare degli investimenti segnaliamo una breve riflessione sulla solita Cina, la Russia e l’India.

La Cina, nonostante la debolezza registrata nel 2021, offre delle ottime occasioni innanzitutto perché non ha stampato fiumi di moneta come Giappone, Europa e Stati Uniti e in secondo luogo perchè potrebbe aver anticipato la correzione in corso sui mercati americani avendo ancora ampi margini di sostegno alla propria economia da parte della Banca Centrale cinese.

La Russia invece è uno di quei paesi con rapporto debito pil inferiore alla maggior parte del mercato occidentale, ha enormi risorse con un’economia in crescita ma con rischi geopolitici dovuti alle tensioni ucraine da monitorare.

L’India resta al momento il player, a nostro avviso, che potrebbe riservare le maggiori soddisfazioni grazie ad un basso debito pubblico, conoscenza della lingua inglese da parte dei suoi abitanti (che la rendono la patria dell’outsourcing mondiale grazie al basso costo del lavoro) e riforme del mercato interno tali da aprirsi, seppur lentamente, agli investimenti stranieri.

Considerando che siamo in una fase nuova post pandemica, con un debito pubblico elevatissimo per le deboli economie occidentali a basso tasso di crescita, gli investimenti vanno ponderati tenendo in considerazione le probabili ripercussioni dei trilioni pompati nel sistema finanziario statunitense ed europeo negli ultimi 18 mesi e pertanto l’investitore, anche grazie all’aiuto di consulenti professionisti, deve considerare una diversificazione orientata a riequilibrare il proprio portafoglio riflettendo sugli argomenti trattati e cercare di trovare quella sintesi complicata tra ricerca del profitto e rischio del capitale.

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