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Amazon alla fine sceglie lo split con rapporto 1:20

Ma cosa rappresenta lo split?

Confermando finalmente una voce di mercato che circolava da mesi, poche ore fa Amazon, ha annunciato un frazionamento azionario (split in inglese) dividendo le sue azioni con un rapporto 1:20.

Il colosso dell’e-commerce ha anche annunciato piani per un buyback di azioni da $ 10 miliardi.

In questi frangenti di mercato è lecito chiedersi se questa mossa possa rappresentare un atto per mantenere il prezzo attuale grazie al’ingresso di capitali dai retail  oppure sia l’inizio di un nuovo rally per l’azienda che a breve vedremo scambiare a 150$ circa (l’ultima volta che AMZN ha annunciato un frazionamento azionario è stato nel 1999, poco prima il crollo del mercato delle dotcom)

Per ora il mercato sta premiando la scelta con il titolo in aumento fino al 10% dopo l’orario di contrattazione e passato da $ 2780 a $ 3.090

 

Ma cos’è nel dettaglio lo “stock split”?

Un frazionamento azionario che consente a una società di suddividere ogni azione esistente in più nuove azioni senza influire sulla sua capitalizzazione di mercato (valore totale di tutte le sue azioni) o sulla partecipazione di ciascun investitore nella società. 

Il frazionamento azionario può essere un buon segno sia per gli azionisti attuali che potenziali (ricordiamo gli ultimi split di Tesla, ed Apple con rapporto 1:4 cui sono succeduti enormi rialzi) mentre per Google ultimamente lo split non ha sortito grandi effetti complice anche l’attuale situazione di dei mercati.

In altre parole, con l’aumentare della capitalizzazione  un titolo potrebbe raggiungere un prezzo che rende difficile l’ingresso di nuovi investitori e così entra in gioco il frazionamento azionario. Quando una società effettua un frazionamento  utilizza un rapporto particolare per indicare in quante nuove azioni verrà suddivisa ciascuna azione in circolazione. Questo non comporta cambiamenti nella capitalizzazione di mercato dell’azienda. 

Ad esempio, se si tratta di una divisione 2-1 e le azioni sono di $ 100, si passa dall’avere una quota di azioni a $ 100 a due azioni di $ 50 ciascuna senza nessun impatto economico.

Lo split è spesso un segno che l’azienda sta crescendo (o è cresciuta troppo) e che il prezzo delle sue azioni è aumentato a tal punto che il titolo è diventato meno conveniente per alcune tipologie di investitori e di conseguenza la società effettua un frazionamento per renderlo più accessibile.

In ogni caso la scelta è strategica, soggettiva e demandata al Consiglio di Amministrazione: alcune società growth preferiscono vedere il loro prezzo delle azioni elevato mentre altre value, come Amazon o Apple, frazionano per attirare nuovi investitori.

L’esempio forse più famoso di una società che evita split è la Berkshire Hathaway di Warren Buffet che non ha mai frazionato le sue azioni di Classe A che ieri venivano scambiate a circa $ 488.000 con un volume di appena 1600 pezzi.

Una volta che il consiglio di amministrazione di una società ha approvato un frazionamento azionario, la società è tenuta a notificarlo alla SEC (per i titoli americani) almeno 10 giorni prima del frazionamento proposto con due date chiave per gli azionisti: una data di registrazione e una data di efficacia. Per “beneficiare” dello split le azioni vanno detenute alla data di registrazione.

Anche se, in termini pratici, cambia davvero poco.

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