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MiCA: bocciato il divieto di Proof-of-Work sul mining di criptovalute in Europa

C’era molta attesa per la votazione che ha avuto luogo lo scorso 14 marzo sul MiCA (Markets in Crypto Assets), il provvedimento che mira a definire il quadro normativo per il mercato delle cripto-attività in Europa. Per ora la community europea di minatori di Bitcoin, Ethereum e criptovalute può tirare un respiro di sollievo, dal momento che la Commissione per la politica economica (ECON) del Parlamento europeo ha votato contro il divieto di Proof-of-Work (PoW) sul mining di criptovalute.

Al centro del dibattito le due distinte versioni di bozza, una delle quali comprensiva di alcuni passaggi che avrebbero potuto vietare (trasversalmente) qualsiasi operazione riguardante le criptovalute basate sul meccanismo di consenso conosciuto con il nome di Proof of Work, poiché ritenuto troppo dispendioso dal punto di vista energetico.

Non è certo una novità che per produrre Bitcoin venga impiegata una notevole quantità di energia, infatti il processo di mining, cioè la realizzazione delle criptovalute, avviene grazie al lavoro di numerosissimi computer ad alta potenza, che quindi processano a una forte intensità energetica.

Questo gravoso consumo energetico ha destato, dunque, grande preoccupazione per le implicazioni a livello ambientale, al punto che – recentemente – Svezia e Norvegia hanno proposto di vietare il mining di criptovalute sul territorio dell’Unione Europea.

Ad ogni modo, per effetto del risultato della votazione (32 voti contrari e 24 a favore), a proseguire il suo cammino all’interno delle istituzioni UE (Parlamento Europeo, Commissione Europea e Consiglio dell’Unione Europea) sarà quindi la bozza meno rigida, quella che non contiene alcun accenno ad un eventuale divieto del mining fondato su Proof-of-Work.

D’altra parte è forte la spinta verso la sostenibilità ambientale delle criptovalute e i cryptominers, già da tempo, si stanno organizzando per utilizzare meno energia, cercando alternative green al sistema Proof-of-Work attraverso cui la blockchain aggrega e certifica le informazioni, anche al fine di promuovere l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili, al posto del carbone.

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