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La crisi energetica: vertice europeo a Versailles

La guerra in Ucraina riscrive la politica energetica dell’Europa.

Si attendono decisioni storiche già il 10 e l’11 marzo a Versailles, per il summit dei capi di Stato e di governo dei Paesi Membri dell’Unione Europea. I leader, nell’affrontare straordinarie esigenze di finanziamento sul fronte del rilancio delle spese militari e della diversificazione energetica, potrebbero spingere verso una trasformazione strutturale di tipo federale per affrontare la minaccia di Putin. Come alleviare lo choc energetico per i consumatori e le imprese? Quanto investire per l’indipendenza energetica e la difesa europea, oltre che per la doppia transizione digitale e climatica? Saranno questi gli argomenti sul tavolo, oltre alla richiesta di Volodymyr Zelensky di ottenere lo status di paese candidato.

Nel frattempo, gli Stati Uniti mettono l’embargo su petrolio e gas russi e il Regno Unito ha annunciato che ridurrà a zero le sue forniture energetiche dalla Russia entro la fine del 2022.

Senza dubbio gli Stati Membri si impegneranno (rapidamente) sul fronte della diversificazione, per uscire progressivamente dalla dipendenza dalle importazioni russe di gas, petrolio e carbone.

Alla luce di questo cambio di paradigma, l’abbandono degli idrocarburi russi sembrerebbe solo questo di tempo. Von der Leyen ha addirittura accettato di rivedere le regole sul mercato dell’energia, nello specifico il legame tra prezzo del gas e dell’elettricità. Contemporaneamente Macron spinge per un nuovo fondo di resilienza simile al Recovery fund.

La mossa emergenziale di Bruxelles arriverebbe a poca distanza dal maxi-piano da 750 miliardi di euro comprendente Next Generation Eu e i programmi centrati sul Recovery Fund per lenire le conseguenze della pandemia.

In ogni caso, le conseguenze della guerra sui prezzi dell’energia si sono già palesati e quindi occorrono misure straordinarie per bloccare la corsa di questi costi che pesano sulle famiglie e sulle aziende. L’Unione Europea si starebbe anche preparando a lanciare bond “su vasta scala” per finanziare le spese dell’energia e della difesa. Lo rende noto l’Agenzia Bloomberg riportando fonti riservate secondo le quali i tecnici sono al lavoro per predisporre un piano da presentare dopo gli incontri del 10 e dell’11 marzo.

Dall’altra parte, la crisi energetica che sta colpendo l’Europa interessa anche chi fa business al di là dell’Atlantico. Il numero uno di Tesla, Elon Musk, strenuo sostenitore delle energie rinnovabili, pensa in modo positivo anche al nucleare, invocando il riavvio delle centrali in Europa ancora in grado di erogare energia.

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