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La guerra ai tempi delle criptovalute

La pandemia avrebbe dovuto cambiare il mondo. O almeno così si pensava fino al 24 febbraio scorso, giorno in cui sono stati ufficializzati gli attacchi della Russia all’Ucraina. In momenti di tensione come questi, il mercato azionario soffre, mentre i metalli preziosi – da sempre considerati una copertura contro l’inflazione e i rischi geopolitici – schizzano alle stelle. C’era invece da capire come si sarebbe comportato Bitcoin, che ha visto una volatilità mai conosciuta prima d’ora. La crisi ucraina ha, infatti, toccato anche il settore delle criptovalute, finite al centro di un dibattito politico, militare e soprattutto finanziario.

La scena politica, ad oggi, vede la Russia di Putin trascinata in un angolo, sia sul fronte politico che su quello finanziario, a causa delle sanzioni occidentali che hanno congelato le banche russe fuori dal sistema finanziario globale. Insomma, l’Europa unita – e non più solo circoscritta al tandem Germania/Francia – si muove a difesa. I Paesi dell’Est rivestono un ruolo nuovo, a partire dalla Polonia e dai tre Baltici. La Turchia sembrerebbe essersi schierata dalla parte dell’Occidente. Svezia e Finlandia potrebbero entrare nella Nato. La Svizzera, dopo secoli di neutralità – anche bancaria – ha congelato i conti correnti russi. L’Occidente unito, che il Cremlino punta ad indebolire, al contrario sembrerebbe rafforzarsi. La tendenza della Cina appare, invece, quella di chiudere interi settori della propria economia e riportare l’attività sotto la guida del Partito Comunista, a svantaggio dei privati che sono stati i principali protagonisti del boom degli scorsi decenni. La propensione al disaccoppiamento – da una parte l’area dollaro-euro, dall’altra lo yuan – sarà probabilmente ancora più marcata nel clima di conflitto. Ciò con conseguenze, sia sulle catene di approvvigionamento e di fornitura sia con l’aumento del protezionismo, che interesseranno tutti, per prima l’Europa.

Certo è che, l’attenzione crescente e l’adozione diffusa delle criptovalute hanno creato un ulteriore livello su cui si possono muovere fondi. Infatti, in questi giorni che hanno sconvolto gli equilibri europei, mentre l’Occidente lavora per isolare sempre di più la Russia, il timore è che la stessa cerchi soluzioni alternative attraverso la blockchain. E se da una parte è verosimile che gli oligarchi russi sotto sanzioni potrebbero approfittare delle cripto per aggirarle, dall’altra sono già stati inviati milioni di dollari per sostenere la resistenza ucraina.

Il mondo cripto ha iniziato a essere considerato da alcune associazioni umanitarie anche alla stregua di una moneta buona, da distribuire a un paese sempre più sotto assedio. Per il governo di Kiev non è certamente il momento di potersi permettere di scegliere con quali mezzi finanziare il conflitto, al punto che ha sollecitato donazioni in cripto, allegando diversi wallet su cui versare i soldi. I risultati già si vedono, visto che l’Ucraina ha raccolto l’equivalente di oltre 20 milioni di dollari in criptovalute, affermando altresì, con un annuncio pubblicato dall’account Twitter ufficiale del governo, che effettuerà l’Airdrop dei crypto token ricevuti sotto forma di donazioni nel corso dell’ultima settimana. L’istantanea della distribuzione di token è prevista per il 3 marzo alle 18:00 ora di Kiev.

Senza dubbio la guerra tra Russia e Ucraina è il nuovo banco di prova per Bitcoin&CO. Ma l’elemento di novità, incredibile fino a qualche anno fa, è che si tratta di una guerra che si combatte anche su un fronte nascosto, quello delle criptovalute.

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ottima visione realistica e completa…..come sempre del resto!!! bravi…..continuate cosi

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