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Insider Trading

Da lupo a pollo di Wall Street il passo è breve, specialmente quando si parla di insider trading.

Chiunque abbia una certa dimestichezza con i temi di borsa, che sia professionista del settore o semplice investitore day trading, ne avrà sentito parlare.

L’Insider Trading consiste nell’effettuare operazioni su strumenti finanziari sulla base di informazioni chiave, capaci di poter influire in modo sensibile sul mercato, prima che le stesse divengano di pubblico dominio.

La ragione dell’incriminazione è evidente: lo sfruttamento di informazioni non ancora disponibili al pubblico consente all’insider negoziazioni che modificano il fattore di rischio che grava sui rimanenti investitori, alterando sia la posizione di parità degli operatori economici, sia la trasparenza dei mercati mobiliari e la fiducia degli investitori quale condizione di crescita economica.

Il legislatore italiano offre tutela contro lo sfruttamento borsistico di tali conoscenze riservate. Due sono gli articoli fondamentali: l’articolo 184 e l’articolo 187-bis del Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria (T.U.F.).

Gli articoli prevedono la punibilità delle medesime condotte, elencate dal primo comma dell’articolo 184 T.U.F..

In virtù di tale articolo, all’insider è fatto divieto di: 

  • a) acquistare, vendere o compiere altre operazioni, direttamente o indirettamente, per conto proprio o per conto di terzi, su strumenti finanziari utilizzando le informazioni privilegiate in suo possesso. Si tratta del così detto “commercio dell’iniziato”, ossia lo sfruttamento della posizione di privilegio conoscitivo mediante le suddette operazioni negoziali;
  • b) comunicare ad altri l’informazione privilegiata al di fuori del normale esercizio del lavoro, della professione, della funzione o dell’ufficio, c.d. tipping, a prescindere dall’utilizzo che questi ne possa fare, purché tale comunicazione renda il terzo edotto. Non si configura qualora ciò avvenga in modo fortuito o quando l’agente ignori il carattere privilegiato dell’informazione in suo possesso;
  • c) raccomandare o indurre altre persone, sulla base delle notizie privilegiate in suo possesso, al compimento delle operazioni borsistiche a lui stesso precluse, c.d. tuyautage, sempre sulla base della conoscenza dell’informazione privilegiata.

Gli articoli si differenziano sotto il profilo dei soggetti attivi, oltreché del trattamento sanzionatorio.

L’art. 184 T.U.F. incrimina la condotta degli insiders primari, descritti dal primo comma come chi «in ragione della sua qualità di membro di organi di amministrazione, direzione o controllo dell’emittente, della partecipazione al capitale dell’emittente, ovvero dell’esercizio di un’attività lavorativa, di una professione o di una funzione, anche pubblica, o di un ufficio» è in possesso delle informazioni privilegiate, anche qualora ne siano venuti in possesso in virtù «della preparazione o esecuzione di attività delittuose compie taluna delle azioni di cui al medesimo comma 1», così detti criminal insiders.

L’art. 187-bis, invece, sanziona, attraverso un illecito amministrativo, chi ottiene tali informazioni in assenza delle ragioni menzionate, i c. d. secondary insiders.

Da un punto di vista sanzionatorio, la normativa vigente attribuisce all’insider trading, oltre all’anzidetta natura di reato, rilevanza di illecito amministrativo.

Poiché la fattispecie resta sostanzialmente immutata, ne consegue la sommatoria di sanzioni penali e amministrative, fatta eccezione per talune ipotesi residuali, nelle quali trova applicazione solamente la sanzione amministrativa, ad esempio le condotte colpose di tuyautage.

In definitiva, chi guadagna perché sa-cose-che-gli-altri-non-sanno è più furbo? Può darsi. Di fatto questo “vizietto” costituisce un gravissimo reato penale.

 

Seguiranno, nelle prossime settimane, ulteriori approfondimenti, volti ad analizzare la nozione di “informazione privilegiata” e infine dedicati alle tematiche della valutazione ex ante e dell’alterità del trader.

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