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La valutazione ex ante e la questione dell’alterità del trader

Il legislatore italiano, come analizzato nei precedenti articoli ( https://marketcup.it/2022/04/insider-trading/ ; https://marketcup.it/2022/04/la-nozione-di-informazione-privilegiata-nel-reato-di-insider-trading/ ) proibisce l’uso di informazioni riservate a chi, lavorando ad esempio per una determinata società o per una banca, apprende prima del mercato alcune notizie riservate in grado di influenzare il valore del titolo in Borsa.

I fatti di cronaca nazionale ed internazionale ci informano che, nella maggior parte dei casi chi riceve questo tipo di informazioni, tende poi ad usarle. E, logicamente, ad usarle prima che diventino di dominio pubblico.

l concetto di informazione privilegiata rappresenta il fulcro attorno al quale ruota l’intera disciplina dell’insider trading.

Nello specifico, per informazione privilegiata si intende quella informazione che, se comunicata al pubblico, avrebbe probabilmente un effetto significativo sui prezzi degli strumenti finanziari. L’informazione sarà quindi price sensitive se il suo utilizzo risulta determinante nell’assunzione di una scelta di investimento o disinvestimento, da parte di tale modello di investitore (che, poiché non viene definito dalla disciplina, è compito dell’interprete individuare). Il giudice nell’operare il relativo accertamento ricorre allo schema della prognosi postuma. In particolare, verifica la sussistenza della price sensitivity con modalità probabilistica, mediante l’effettuazione di un giudizio ex ante, ed in concreto, valutando il momento e le caratteristiche del mercato in cui l’azione si svolge.

Altro punto fondamentale riguarda la relazione di alterità tra la fonte dell’informazione ed il suo ricettore, ai fini della configurabilità del reato.

La figura dell’insider of itself rappresenta oggetto di attenzione tanto in ambito dottrinario, quanto giurisprudenziale. Nello specifico, la questione dibattuta riguarda la necessità o meno, ai fini della configurabilità dell’insider trading, di un’alterità tra il soggetto da cui promana la notizia, e il soggetto utilizzatore della stessa.

Nonostante sulla questione ci siano orientamenti giurisprudenziali contrastanti, in letteratura si propende per l’irrilevanza penale del fenomeno, in quanto si rileva che il concetto stesso di informazione, presuppone la preesistenza di essa al momento dell’acquisizione: non è pertanto configurabile che lo stesso creatore dell’informazione sia inibito al suo utilizzo, venendo meno, in tal caso, lo sfruttamento dell’informazione privilegiata in maniera contraria al regolare e corretto funzionamento del mercato, che rappresenta l’interesse tutelato dalla norma in questione.

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